La sfilata dei gretini

03.10.2019 16:50

Le contrapposizioni ideologiche e le risse verbali su social, tv e giornali, si stanno trasformando in assordanti e irritanti petardi. Miccia galeotta l’intervento all’ONU di Greta Tintin Eleonora Emman Thunberg (si chiama così). Negli ultimi due anni la ragazzina svedese è riuscita a raggiungere due tangibili e concreti obiettivi, quello di rimpinguare con qualche milione di euro il conto in banca dei genitori e dell’Agenzia che la gestisce, e quello di far saltare qualche ora di lezione a centinaia di milioni di studenti. Sul piano pratico non ha spostato niente. Impariamo a leggere “dentro” gli eventi: se i potenti della Terra le hanno dato spazio addirittura all’ONU, significa che non la temono minimamente. Le grandi platee istituzionali non sono piazze ma luoghi “di sostanza”, dove nessun rimorso o colpa possono far breccia. Gli atroci rimorsi che attanagliarono Caino e Giuda sono leggenda, preistoria, lontani anni luce dal mondo contemporaneo immerso nella peggiore avidità.

I messaggi lanciati da Greta sono assimilabili agli spot pubblicitari che questuano soldi per salvare bambini africani da fame e malattie, mirano subdolamente a diffondere sensi di colpa collettivi (troppo nobile il concetto di “sensibilizzazione delle coscienze”). Qualcuno dica alla baby predicatrice che i sensi di colpa assalgono solo chi colpe non ha, in termini percentuali una minoranza irrilevante. L’occidente, per oltre due secoli, si è arricchito inquinando e sfruttando senza controllo tutte le risorse del pianeta, oggi improvvisamente una bimba ci illumina, ci fa capire, ci ammonisce, e noi diciamo: cazzo, non ci avevo pensato! Domenica scorsa nella mia città c’è stata una grande esposizione di automobili di grossa cilindrata: era gremito di gente, uomini, donne e bambini, tutti ad ammirare le Porsche che non inquinano (poco) e molti di loro le guardavano con un cellulare all’orecchio. Apperò che bella retorica progressista e illuminata, chapeau!

La riflessione che maggiormente sconvolge è figlia di una domanda elementare: se quello che dice Greta lo dicesse un pinco pallino qualunque desterebbe la stessa eco? - risposta: certo che no, sono milioni le persone che dicono le stesse cose da decenni, nessuno li caga perché non sono ragazzini, non hanno le trecce, non hanno la sindrome di Asperger e non hanno alle spalle ingordi marpioni della comunicazione. Ergo, nel momento in cui non conta il pensiero bensì l’immagine, tutto diventa squallido ed effimero teatrino, tanto per essere generosi.

Che il mondo sia malato non vi è dubbio, così come non vi è dubbio alcuno sulla necessità di intervenire, il problema è come e dove evitando penalizzazioni e discriminazioni. In primis sarebbe opportuno organizzare un meeting planetario, intendo una cosa seria che non duri un week-end, raggruppando tutti gli scienziati di settore, favorevoli e contrari. Pare siano oltre 500 quelli che hanno sottoscritto una relazione al fine di smentire previsioni catastrofiche e apocalittici scenari. Abbiamo anche un italiano (Carlo Rubbia) che ha smentito pubblicamente. Faccia chiarezza chi ha competenze per farla, magari attraverso una costruttiva dialettica depurata da sterili polemiche e contrapposizioni ideologiche, e si giunga una volta per tutte a un efficace programma comune. Il futuro è cosa troppo seria per essere rappresentato da una ragazzina che dovrebbe fare tutt’altro, anche se lei, nella sostanza, non rappresenta in modo credibile la causa ecologista e ambientalista. Il suo successo è dovuto alla pochezza umana, sempre bisognosa di un campanaccio da seguire, esca perfetta per pesci che hanno perso l’orientamento.

Come al solito in Italia (becera consuetudine) l’intervento all’ONU della pischella ha scatenato l’immancabile guerra tra “intellettuali”, politici, giornalisti e pseudo opinionisti, tutti bastian contrari divisi solo dal colore del livore. E tra una lite da cortile e l’altra, sfila Pippi Calzelunghe con la folta schiera di “gretini”.

 

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