Un gesto dissidente

16.08.2019 18:22

Se c’è una cosa che mette d’accordo tutti è l’astio nei confronti delle telefonate, essere disturbati nel bel mezzo della propria routine giornaliera da un telefono che squilla. Cosa c’è che non si può dire via Whatsapp che deve essere per forza comunicato tramite un’invadente telefonata? Per molte persone di mia conoscenza, quasi nulla. In effetti anche io quando sento squillare il mio telefono guardo lo schermo e mi domando cosa dovrà dirmi di così importante lo scellerato che mi chiama. Il fisso è ormai un aggeggio ammuffito di cui, nel caso lo si abbia ancora, ricordano il numero solo tua nonna e i call center. Quest’ultimi però conoscono anche il numero del tuo cellulare e quotidianamente ti propongono un’offerta fino allo sfinimento.

Abbiamo consegnato il concetto della telefonata in mano a un manipolo di scriteriati che hanno contribuito alla pessima reputazione di questo mezzo di comunicazione. Ma non è stato sempre così. Una volta nelle pubblicità le telefonate allungavano la vita, erano il modo per saldare l’amore delle relazioni a distanza a suon di quanto mi ami e quanto mi pensi. Erano il pretesto per scrivere delle favole. Nelle canzoni venivano celebrate un po’ come oggi faremmo con i messaggini, se telefonando io potessi dirti addio e ti telefono o no, io non cedo per prima. A sottolineare che il visualizzare e non rispondere non è certo questa grande invenzione contemporanea.

Negli anni Novanta, in pieno clima europeista, se rispondevi “Europa Europa” il compianto Fabrizio Frizzi ti faceva vincere milioni di lire in gettoni d’oro. Nei film le telefonate erano parte integrante dell’iconografia della donna un po’ superficiale che doveva raccontare tutto, ma proprio tutto, alla sua amica del cuore. Ma un tempo le telefonate costavano per davvero e giustamente si faceva quello che si poteva, anche sfruttare la linea del luogo di lavoro. Per giunta ci siamo inventati che possono essere altrettanto utili e funzionali i messaggi vocali. Abbiamo deciso che può bastare registrare un piccolo monologo personale dove in realtà non ci rendiamo conto di divagare e di aver dimenticato già al decimo secondo il motivo per cui abbiamo chiamato. Di rimando, l’ingrato destinatario, come in uno scambio di tennis, ci risponderà con un messaggio vocale altrettanto lungo, quantomeno per sottolineare che i suoi giga non sono meno dei tuoi.

Dunque che cosa abbiamo contro le telefonate? Cosa ci impedisce, oggi, di includerle tra le nostre pratiche quotidiane, sempre più frenetiche? Abbiamo assottigliato incredibilmente le attese. Ci spazientiamo se l’auto davanti a noi non parte immediatamente quando scatta il verde, se la pizza a domicilio non arriva dopo tre minuti, se dobbiamo fare un po’ di fila alla cassa, per poi perdere il doppio del tempo per scrivere inutili messaggini da consegnare ai nostri amici, che magari ci rispondono il giorno dopo.

Con le telefonate non serve aspettare, hai subito la risposta. E’ vero che a prendere in mano il telefono si rischia di passare per pesanti, ma se stai uscendo e vuoi sapere se anche stavolta dovrai aspettare il tuo amico ritardatario, in questa giungla di gente dalla privacy facile che ha tolto le spunte blu, che ha rimosso l’online, che ha finito i dati, venirlo a sapere per tempo è un inferno. Ed è vero che ormai a prendere in mano il telefono per parlarci dentro è un gesto dissidente, ma è altrettanto liberatorio avere la risposta subito.

Così come certi messaggi sappiamo bene che non servono davvero per sapere “dove sei”, non di tutte le domande vogliamo sapere la risposta secca, live, incontrovertibile. La vogliamo edulcorata, interpretabile, relativizzabile in base alla lunghezza, l’orario, l’emoji, la presenza o meno del punto, dei puntini di sospensione. Vogliamo rileggere le chat per capire se stiamo perdendo tempo, se sa usare un lessico forbito e quanto può essere ampio il suo vocabolario. Vogliamo avere la possibilità di contare quante volte abbiamo scritto per primi, quante volte abbiamo offerto un cuore su Whatsapp. Continuiamo a riporre sui messaggini la nostra fiducia perché abbiamo reso la telefonata ancora più intima di una dichiarazione d’amore.

Le telefonate, anche nel caso siano inaspettate, danno una sensazione di calore confortante più del messaggino, anche dopo mesi di silenzio. Parlare al telefono è così naturale che se lo fai con gli auricolari a un certo punto finisci per farci la doccia e puoi sempre fingere di chiamare qualcuno parlando da solo per strada. Scorrendo le ultime chiamate del mio telefono, i nomi che si ripetono maggiormente sono sempre gli stessi. C’è la persona che capisce cos’hai a seconda del tipo di pronto che dici, ed è proprio questo che sottolinea una volta di più quanto la telefonata sia di un’altra pasta, perché è la cosa che più assomiglia al vedersi di persona, qualcosa che ci fa capire subito chi c’è dall’altra parte, che risposta riceveremo, cosa faremo appena mettiamo giù la cornetta. Invece i messaggini ci lasciano in qualche modo appesi, incerti, dubbiosi, privandoci di alcuni elementi fondamentali come il tono della voce, le pause e tutto ciò che comprende la comunicazione verbale.

Forse qualcuno evita di telefonare perché ha paura che qualche spione ascolti le sue telefonate. Tranquilli, non siete così interessanti, a volte persino la persona a cui state telefonando non vi sta ascoltando.

 

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